mercoledì, 26 marzo 2008
La guardava da dietro il vetro del bar. Era tanto piccola! Mentre beveva un tè, leggeva attentamente un libro dalla copertina arancione. Portava la tazza alle labbra, poi giocava con il cucchiaino. Di tanto in tanto guardava i ragazzi vicino a lei, e ricordava i tempi in cui anche lei era lì con gli amici… Finalmente lui entrò.
– Ciao – lei alzò gli occhi.
– E’ tanto che attendo –
– Perdonami. Andiamo? –
Annuì. E andarono via per mano.
 
verso la lunaAnche se ad una prima lettura questo brano sembra normale, nasconde un trucco. Nessuna parola utilizzata, infatti, contiene la lettera s. Un testo in cui, volutamente, viene tralasciata una lettera dell’alfabeto viene detto lipogramma.
 
Georges Perec, poeta francese e membro dell’OuLiPo (Ouvroir de littérature potentielle), è riuscito, seguendo questa logica, a scrivere un romanzo di ben 300 pagine evitando di utilizzare la lettera più frequente in Francia, la E. “La disparition” (1969), viene considerata da alcuni un’opera senza interessi, da altri un’opera geniale.
 
« Un court instant, tout parut s'adoucir. A dix furlongs du galion, Moby Dick glissait, animal divin, paix avant l'ouragan final. Il y avait dans l'air ambiant un parfum saisissant d'absolu, d'infini. Du flot cristallin sourdait, montant, un halo lustral qui donnait à tout un air virginal. Nul bruit, nul courroux. Chacun s'immobilisait, contraignant son inspiration, saisi par la paix qui soudain rayonnait, s'irradiait, alangui par l'amour inouï qui montait du flot calmi, du jour blanchissant. »
(La disparition, G. Perec)
postato da: agapina alle ore 15:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:parole, racconto, perec, giocare, gioco di parole, lipogrammi
giovedì, 13 marzo 2008
Quelle frasi che, lette al contrario, rimangono uguali, sono dette palindrome.  Possono essere palindromi anche semplici parole, numeri, date. C’era stata una moda, qualche tempo fa. Ne parlavano tutti.
 
Premesso che non amo particolarmente i palindromi, devo dire che trovo molto più belli quelli brevi. I testi lunghi, infatti, sono spesso privi di quella ritmicità che caratterizza le frasi più corte, di quell’effetto musicale conferito essenzialmente dalla simmetria della frase stessa. Il lettore, inoltre, si trova davanti un testo ricco di parole antiquate o inadeguate, e dato il numero di lettere che lo compongono, è privato del piacere di rileggerlo partendo dal fondo, all’indietro, per verificare la sua esattezza.
 
Nonostante questo, è indubbio che i palindromi lunghi destino grande stupore e meraviglia. Gli appassionati, dunque, sapranno apprezzare i piccoli capolavori di Giuseppe Varaldo sulla scoperta dell’America (630 lettere), su Penelope (1041 lettere), e sulla vittoria italiana ai Mondiali del 1982 (4587 lettere). Quest’ultimo è riconosciuto come il più lungo testo palindromo italiano. Il record, tuttavia, spetta ancora al poeta francese Georges Perec con le 5000 parole de “Le Grand Palindrome”.
 
Io vi cito solo questo, mi sento tirata in causa:
 
o lucia, hai culo.
freccia
postato da: agapina alle ore 21:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, perec, palindromi, gioco di parole, varaldo