venerdì, 11 aprile 2008
Cissare = verbo che indica un comportamento spavaldo volto all'esaltazione subdola di una certa azione “quello si cissa troppo” (quello ha un comportamento auto esaltativo eccessivo).
 
Sgamare = verbo molto utilizzato dagli studenti, indica scoprire, trovare qualcosa. “la prof ha sgamato il bigliettino” (la prof ha scovato il bigliettino), “mi ha sgamato copiare” (ha visto che stavo copiando).
Esistono diverse variazioni sul concetto: “è antisgamo”, indica ciò che non può essere scoperto, ma più spesso è utilizzato in modo ironico per indicare, viceversa, qualcosa di facilmente rinvenibile. “a sgamo”, invece frequentemente suggerisce un modo di fare contrario a quello logico e legittimo: “sono entrato a sgamo” (sono entrato anche se non potevo, sono entrato gratis mentre dovevo pagare), “lo prendiamo a sgamo” (lo rubiamo).
 
Genarsi = verbo che indica l’atteggiamento imbarazzato e timido di chi si trova in una situazione di leggero disagio. “mi geno” (mi vergogno).
 
Sbiellare = verbo che corrisponde a perdere la testa, diventare matto, esplodere e vaneggiare, utilizzato per lo più in senso positivo. “quel profumo mi sbiella” (quel profumo mi fa impazzire, è buonissimo).
 
Beccare (anche riflessivo beccarsi) = verbo che indica l’atto di baciare qualcuno. Solitamente è utilizzato per descrivere baci occasionali, scambiati a causa di fiumi d’alcool o per passare il tempo, tra due persone prive di rapporti affettivi profondi. “mi son beccato Sara” (ho baciato Sara).
 
Gasare = verbo più che utilizzato per indicare fatti, avvenimenti, azioni, volti a suscitare eccitamento o esaltazione, al limite tra euforia, tensione e istericità. “mi gasa” (mi eccita un casino).
 
Sboccare = verbo che indica l’azione di rigettare cibi o bevande contenute nello stomaco causa malattia o più presumibilmente una quantità eccessiva di alcool. “ho sboccato” (ho vomitato).
 
Pelare = verbo che significa causare irritazione o disturbo, molestare, importunare. In poche parole rompere le palle. “me l’hai pelato” (mi hai proprio scocciato, mi hai rotto).
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venerdì, 11 aprile 2008
Agapino = genere robboso, propenso ai buoni sentimenti e alla vita comunitaria. Tende a vestirsi molto colorato ed è portato per la musica e\o per la giocoleria. Solitamente ama i falò, il vino e le canne.
 
Cabinotto (a volte abbreviato in cabina) = genere fighetto, indossa camicia Ralph Lauren, cintura Barberi, jeans Armani, scarpe Prada, occhiali Gucci. Sono concesse variazioni sul tema.
 
Zama = adolescente che si veste al buio pensando di essere figo e si atteggia (si cissa) alquanto, tipicamente di origine meridionale. Versione maggiormente tracotante del tamarro (o tama), lo zama generalmente gira in gruppo urlando “porco due” o “zio fa”, ha la siga in bocca e adora sputare per dimostrare agli altri e soprattutto a sé stesso di essere colui che lancia lo scracio più grosso o che scatarra più lontano.
 
Gnocca = aggettivo qualificativo per ragazza di aspetto piacente.
 
Ciorgna = sinonimo di gnocca, leggermente più ricercato.
 
Togo = sinonimo di figo, utilizzato per lo più da tamarri incalliti con la siga in mano mentre sputano o scrivono sulle panchine con l’indelebile. “troppo togo” (veramente bello).
 
Botto = sinonimo di tanto, molto. “mi manchi un botto” (mi manchi moltissimissimo), “c’era un botto di gente” (c’erano molte persone).
 
Cisti = sinonimo di attenzione “fai cisti” (fai attenzione), può anche essere usato come verbo “stai cisti” (stai attento).
 
Bella = espressione originariamente utilizzata come richiamo per una ragazza graziosa “ABBBella!!!” (ehi, bella ragazza!), adesso viene per lo più usata nei saluti convenzionali tra amici “Bella lì” (ciao, com’è?).
 
Socio = soggetto amante del divertimento, non gira mai solo ma sempre in compagnia dei “soci”, amante delle notti brave in discoteca, dei cocktails, dei paninari delle 5 di mattino, delle grigliate semi-devastanti.
 
Buono = di concezione opposta al socio, il buono va a letto presto, la domenica pomeriggio non esce perché deve studiare, non beve alcolici e ama la routine.
 
Infi = aggettivo che delinea tutti quei soggetti che tendono a provarci con le ragazze degli amici. Spesso utilizzato come soprannome.
 
Caldo = sinonimo di capace, bravo, in gamba, viene utilizzato per qualificare colui che è meritevole di stima, rispetto e ammirazione. “è un caldo” (è degno di considerazione).
 
Balengo = insulto semi-serio volto a indicare una persona sciocca o tarda nel comprendere, che ha agito in modo stupido o comunque in modo tale da provocare conseguenze ilari. Insomma, che lo fa o che lo è. 
 
Sbatti = abbreviativo di sbattimento, sbatti è un termine utilizzato per delineare un atto fisico o mentale che provoca affaticamento e prostazione. “Che sbatti” (che fatica). Sperando che ne valga la pena.
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giovedì, 10 aprile 2008
Scrivere un romanzo in 6 parole è possibile. Ne era convinto anche Hemingway che, proprio a causa di una scommessa compose:
 
For sale: baby shoes, never worn 
(In vendita: scarpe per neonato, mai indossate)
 
Prendendo spunto dall’autore del vecchio e il mare, molti siti, come Smithmag, hanno raccolto la sfida e permesso a migliaia di persone di raccontare la loro storia in una manciata di parole. Con l’uscita della prima raccolta, "Not quite what I was planning", non proprio ciò che mi aspettavo, anche il Corriere ha ripreso l’iniziativa, dando modo a tutti quelli che volessero cimentarsi un’opportunità per farlo.
 
HemingwayEsercizio di scrittura e inventiva, bene si adatta alla nuova epoca, sempre più caratterizzata dalla brevità e dall'essenzialità. Gli sms e il web, su cui tutti scrivono ma nessuno legge, ci hanno abituato ad avere caratteri contati, a sperimentare qualsiasi tipo di abbreviazioni, a usare un numero limitato di termini, a esprimerci in modo chiaro e conciso. È confortante però sapere che in così poche parole si può ancora esprimere un'emozione.
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mercoledì, 09 aprile 2008
I disegni non nascono solo da linee continue e punti. Non prendono sempre forma da un uso controllato del colore. Non è sempre necessario un pennello. I disegni possono anche essere poesia. È questo il caso dei calligrammi.
 
Farfalla - scuola franceseI calligrammi sono dei veri e propri componimenti scritti appositamente per formare un disegno che rappresenta il soggetto della poesia stessa. È la forma della scrittura a diventare importante, la presa di coscienza dello spazio sul foglio, il sapere che una parola messa proprio lì, in quella posizione, è indispensabile per l’equilibrio della composizione, per andare a formare quella immagine. Una dopo l’altra le parole prendono forma, facendo parlare gli oggetti.
 
Il termine calligramma venne coniato da Guillaume Apollinaire, poeta francese vissuto tra la fine dell’800 e i primi anni del 900, per indicare un significato intermedio tra calligrafia e ideogramma. I suoi Calligrammes (1908) dimostrano come la struttura grafica assuma davvero un significato centrale, dotato di una propria autonomia. Essi vogliono andare verso una poesia-pittura creata per essere osservata, guardata, apprezzata anche dal punto di vista della rappresentazione, superando i confini della poetica classica fatta per essere letta o ascoltata. 
 

Apollinaire - Poème en forme de Violoncelle

Apollinaire - La colombe poignardée et le jet d'eau

Poème en forme de Violoncelle

 La colombe poignardée et le jet d'eau

 
"Per me - scrisse Apollinaire - un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l'occhio ad accettare una visione globale della parola scritta".
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sabato, 05 aprile 2008
Esercizio n.18
 
Il dì dell'Ascensione
salivo in ascensor
e per combinazione
trovo il commendator.

Commendator, lei sale?
No, grazie, pepe sol.
Lo sale mi fa male
e l'insalata duol.

S'accomodi in salotto,
cosí le spiegherò
perché non havvi al Lotto
la ruota di Salò.

Se a lei non piace il sale,
né io son salottier:
siederò sulle scale,
da prode condottier.
(G. Rodari)
                                                       

ascensore

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martedì, 01 aprile 2008
L’anagramma tradizionale sta morendo. Sono i generatori automatici on line che lo stanno uccidendo. Sono quei motori in cui basta inserire alcune parole, una frase, e che in meno di un secondo restituiscono decine di anagrammi. Insignificanti, privi di senso. Anagrammi generati dalla permutazione automatizzata delle lettere inserite, quasi senza logica. Sterili. Vuoti. Freddi, anzi gelidi. Il piacere della scoperta, la soddisfazione di creare qualcosa, sono completamente annullati dalla rapidità e dall’aridità dell’operazione.
 
Quando andavo a scuola io, la maestra ci faceva scrivere alcune parole su una strisciolina di carta. Poi, con le forbici ritagliavamo le lettere, una per una, e iniziavamo a giocare con quei coriandolini, mischiandoli, cercando nuove combinazioni, per ottenere un’altra frase di senso compiuto. Provavamo soddisfazione nell’accostare lentamente le lettere, una per volta, una dietro l’altra, stupendoci ogni volta del risultato. Fare un anagramma era un lavoro lungo. Ma appagante, creativo, emozionante.
 
Per dimostrare la mia tesi, ho preso due frasi. Prima le ho inserite in uno di questi motori per anagrammare; poi ho usato i coriandolini. Il risultato è stupendamente diverso.
 
Pinocchio dice le bugie
 
1: beduino coccigi ehi pel
2: beduino cechi pigli eco
3: beduino cechi pigole ci
4: beduino pieghi ciclo ce
5: beduino pieghi lecco ci
6: beduino pieghi ceci col
 7: beduino pieghi col ce ci
8: beduino colpii gechi ce
9: beduino cechi copi glie
10: beduino cechi col gip ei
 
* O, ci dipinge ciò che è blu *
 “La matematica è un gioco
 
  1: acclamata geme io noi tu 
  2: acclamata geme io nuoti 
  3: acclamata geme io tuoni 
  4: acclamata geme io unito 
  5: acclamata geme noi tuoi 
  6: acclamata gemei io unto 
  7: acclamata gemei no tuoi 
  8: acclamata gemei noi tuo 

 9: acclamata gemute io noi
10: acclimatata geme io uno
 
* E comunica totale magia *
 
 
Bambina
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lunedì, 31 marzo 2008
Il calembour è un gioco di parole basato su termini di significato diverso che si pronunciano in modo simile. Spesso, per ottenerli, si storpiano detti popolari, modi di dire, frasi famose. Il risultato è spiritoso, divertente o orientato a catturare l’attenzione.
 
Molti linguisti, giornalisti, pubblicitari si cimentano in quest’arte, come A. Bergonzoni, M. Bucchi, M. Chieli, ma non si può non citare il maestro del calembour, Totò:
 La presa della pastiglia
- Chiedo l'annullamento del matrimonio alla Sacra Ruota, anzi per tutte le ruote.
- Non tutti i mali vengono per suocere!
- Sono bello, piaciucchio, ho il mio sex appello.
- Ma cosa credete che io sia qui a parlare con Chicche e Sia?
- Ho in testa una lacuna che al confronto la laguna di Venezia diventa un'inezia lagunare!
- Cristoforo Colombo ebbe i natali a Genova e la Pasqua a Napoli, quindi fu parte genovese e parte...nopeo.
- Sono geloso come un Otello, ma che dico un Otello, come un grand'Otello!
-
 
Il calembour è una delle tecniche più utilizzate anche nella pubblicità:
 
- Esselunga: Re Salamone, Fico della Mirandola, Riccardo Cuor di Melone, TutanPanem, John Lemon, Antonno e Cleopasta, Cristoforo Colomba, Rapanello Sanzio, Ponzio Pelato…
- Alitalia: Vi voliamo bene
- Artesia (linee ferroviarie Italia-Francia): Train d’union
 
Cappelletto Rosso I sette pani Bufala Bill
Fata Zucchina

Per chi vuole divertirsi segnalo questo sito pieno di calembour.

                                                

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mercoledì, 26 marzo 2008
La guardava da dietro il vetro del bar. Era tanto piccola! Mentre beveva un tè, leggeva attentamente un libro dalla copertina arancione. Portava la tazza alle labbra, poi giocava con il cucchiaino. Di tanto in tanto guardava i ragazzi vicino a lei, e ricordava i tempi in cui anche lei era lì con gli amici… Finalmente lui entrò.
– Ciao – lei alzò gli occhi.
– E’ tanto che attendo –
– Perdonami. Andiamo? –
Annuì. E andarono via per mano.
 
verso la lunaAnche se ad una prima lettura questo brano sembra normale, nasconde un trucco. Nessuna parola utilizzata, infatti, contiene la lettera s. Un testo in cui, volutamente, viene tralasciata una lettera dell’alfabeto viene detto lipogramma.
 
Georges Perec, poeta francese e membro dell’OuLiPo (Ouvroir de littérature potentielle), è riuscito, seguendo questa logica, a scrivere un romanzo di ben 300 pagine evitando di utilizzare la lettera più frequente in Francia, la E. “La disparition” (1969), viene considerata da alcuni un’opera senza interessi, da altri un’opera geniale.
 
« Un court instant, tout parut s'adoucir. A dix furlongs du galion, Moby Dick glissait, animal divin, paix avant l'ouragan final. Il y avait dans l'air ambiant un parfum saisissant d'absolu, d'infini. Du flot cristallin sourdait, montant, un halo lustral qui donnait à tout un air virginal. Nul bruit, nul courroux. Chacun s'immobilisait, contraignant son inspiration, saisi par la paix qui soudain rayonnait, s'irradiait, alangui par l'amour inouï qui montait du flot calmi, du jour blanchissant. »
(La disparition, G. Perec)
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martedì, 25 marzo 2008
Cobò

Chicchicchirichi!... Chicchicchirichi!...
"Ecco il dì".
Cantano i galli di Cobò.
Il vecchio Cobò è sul suo letto che muore
fra poche ore.
Povero Cobò! Povero Cobò!
Ciangottano i pappagalli.
Addio Cobò! Addio Cobò!
E le galline:
cocococococococodè:
"oggi è per te"
cocococococococodè:
"Cobò tocca a te".
Le tortore piene di malinconia
si sono radunate in un cantuccio:
glu... glu... glu...
"non ti vedremo più".
I cani si aggirano mesti
con la coda ciondoloni, mugolando:
bau... bau... baubaubò:
"addio papà Cobò".
E i gatti miagolando:
gnai... gnai... gnai... fufù
"Mai... mai... mai più".
E le cornacchie:
gre gre gre gre
"anche a te, anche a te".
Fissando il capezzale
la civetta
veglia e aspetta.
(A. Palazzeschi)
 
sabato, 22 marzo 2008
Baciate, incrociate, alternate, le rime ci accompagnano fin da piccoli nella scoperta delle parole. Le rime ci colpiscono, ci rimangono in testa, risuonano come un ritornello. Le amano tutti, i bambini, i cantanti, i poeti, i pubblicitari. Piacciono perché sono musicali, danno magia al componimento. E permettono una semplice memorizzazione.

“La rima è per il poeta ciò che è l'accordo iniziale nell'arte della musica. È la consonanza dell'armonia; è la parola che richiama il pensiero, è l'espressione musicale dell'idea che chiede assolutamente di esser chiusa ed espressa in quella forma. È qualcosa di oscuro e di inesplicabile che si agita nello spirito e nell'anima, non so se generato dall'una e temprato dall'altro in un ideale crogiolo; è una forza occulta a cui non si può non obbedire. È una voce che parla, una forza che prende e avvince, e a cui bisogna obbedire.” (C. M. Franzero)

illustrazione

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