giovedì, 13 marzo 2008
Quelle frasi che, lette al contrario, rimangono uguali, sono dette palindrome.  Possono essere palindromi anche semplici parole, numeri, date. C’era stata una moda, qualche tempo fa. Ne parlavano tutti.
 
Premesso che non amo particolarmente i palindromi, devo dire che trovo molto più belli quelli brevi. I testi lunghi, infatti, sono spesso privi di quella ritmicità che caratterizza le frasi più corte, di quell’effetto musicale conferito essenzialmente dalla simmetria della frase stessa. Il lettore, inoltre, si trova davanti un testo ricco di parole antiquate o inadeguate, e dato il numero di lettere che lo compongono, è privato del piacere di rileggerlo partendo dal fondo, all’indietro, per verificare la sua esattezza.
 
Nonostante questo, è indubbio che i palindromi lunghi destino grande stupore e meraviglia. Gli appassionati, dunque, sapranno apprezzare i piccoli capolavori di Giuseppe Varaldo sulla scoperta dell’America (630 lettere), su Penelope (1041 lettere), e sulla vittoria italiana ai Mondiali del 1982 (4587 lettere). Quest’ultimo è riconosciuto come il più lungo testo palindromo italiano. Il record, tuttavia, spetta ancora al poeta francese Georges Perec con le 5000 parole de “Le Grand Palindrome”.
 
Io vi cito solo questo, mi sento tirata in causa:
 
o lucia, hai culo.
freccia
postato da: agapina alle ore 21:57 | Permalink | commenti (1)
categoria:parole, perec, palindromi, gioco di parole, varaldo