martedì, 15 aprile 2008
Un episodio di sconcertante banalità, un frammento di quotidianità pressoché insignificante, e 99 variazioni sul tema. Ecco in cosa consiste Exercices de style, di Raymond Queneau.
 
Exercices de styleLa storia, scomposta, scombinata, sconvolta del tutto, viene poi ricomposta seguendo, di volta in volta, una differente forma stilistica. Assistiamo così a ricostruzioni enigmistiche, a storie basate puramente su figure retoriche, a quelle organizzate secondo i più diversi generi letterari, a quelle in dialetto… Queneau, modificando più volte il punto di vista del narratore, giocando con la sintassi, districandosi tra sinonimi e contrari riesce a dimostrarci quanto siano ampie le possibilità linguistiche, il potenziale nascosto al di là degli schemi tradizionali, l’importanza della forma in una composizione. 
 
Ad occuparsi della versione in italiano dell’opera ritroviamo U. Eco, che, ben cosciente dell’impossibilità di una traduzione letterale delle invenzioni stilistiche, così strettamente legate alla lingua francese, si lascia trascinare nel gioco del maestro Queneau, compiendo un capolavoro di stile anche nella nostra lingua. Il risultato è un’opera piacevole, travolgente, e divertente da leggere, fondamentale per tutti coloro che si confrontano con la scrittura e con la lingua. Perché, come disse Italo Calvino,"Stabilire un confine tra esperimento e gioco è sempre stato difficile".
 
Bimbo coricato
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categoria:racconto, eco , linguaggio, giocare, queneau, exercices de style
venerdì, 11 aprile 2008
Cissare = verbo che indica un comportamento spavaldo volto all'esaltazione subdola di una certa azione “quello si cissa troppo” (quello ha un comportamento auto esaltativo eccessivo).
 
Sgamare = verbo molto utilizzato dagli studenti, indica scoprire, trovare qualcosa. “la prof ha sgamato il bigliettino” (la prof ha scovato il bigliettino), “mi ha sgamato copiare” (ha visto che stavo copiando).
Esistono diverse variazioni sul concetto: “è antisgamo”, indica ciò che non può essere scoperto, ma più spesso è utilizzato in modo ironico per indicare, viceversa, qualcosa di facilmente rinvenibile. “a sgamo”, invece frequentemente suggerisce un modo di fare contrario a quello logico e legittimo: “sono entrato a sgamo” (sono entrato anche se non potevo, sono entrato gratis mentre dovevo pagare), “lo prendiamo a sgamo” (lo rubiamo).
 
Genarsi = verbo che indica l’atteggiamento imbarazzato e timido di chi si trova in una situazione di leggero disagio. “mi geno” (mi vergogno).
 
Sbiellare = verbo che corrisponde a perdere la testa, diventare matto, esplodere e vaneggiare, utilizzato per lo più in senso positivo. “quel profumo mi sbiella” (quel profumo mi fa impazzire, è buonissimo).
 
Beccare (anche riflessivo beccarsi) = verbo che indica l’atto di baciare qualcuno. Solitamente è utilizzato per descrivere baci occasionali, scambiati a causa di fiumi d’alcool o per passare il tempo, tra due persone prive di rapporti affettivi profondi. “mi son beccato Sara” (ho baciato Sara).
 
Gasare = verbo più che utilizzato per indicare fatti, avvenimenti, azioni, volti a suscitare eccitamento o esaltazione, al limite tra euforia, tensione e istericità. “mi gasa” (mi eccita un casino).
 
Sboccare = verbo che indica l’azione di rigettare cibi o bevande contenute nello stomaco causa malattia o più presumibilmente una quantità eccessiva di alcool. “ho sboccato” (ho vomitato).
 
Pelare = verbo che significa causare irritazione o disturbo, molestare, importunare. In poche parole rompere le palle. “me l’hai pelato” (mi hai proprio scocciato, mi hai rotto).
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categoria:parole, slang, dizionario, linguaggio, inventare
venerdì, 11 aprile 2008
Agapino = genere robboso, propenso ai buoni sentimenti e alla vita comunitaria. Tende a vestirsi molto colorato ed è portato per la musica e\o per la giocoleria. Solitamente ama i falò, il vino e le canne.
 
Cabinotto (a volte abbreviato in cabina) = genere fighetto, indossa camicia Ralph Lauren, cintura Barberi, jeans Armani, scarpe Prada, occhiali Gucci. Sono concesse variazioni sul tema.
 
Zama = adolescente che si veste al buio pensando di essere figo e si atteggia (si cissa) alquanto, tipicamente di origine meridionale. Versione maggiormente tracotante del tamarro (o tama), lo zama generalmente gira in gruppo urlando “porco due” o “zio fa”, ha la siga in bocca e adora sputare per dimostrare agli altri e soprattutto a sé stesso di essere colui che lancia lo scracio più grosso o che scatarra più lontano.
 
Gnocca = aggettivo qualificativo per ragazza di aspetto piacente.
 
Ciorgna = sinonimo di gnocca, leggermente più ricercato.
 
Togo = sinonimo di figo, utilizzato per lo più da tamarri incalliti con la siga in mano mentre sputano o scrivono sulle panchine con l’indelebile. “troppo togo” (veramente bello).
 
Botto = sinonimo di tanto, molto. “mi manchi un botto” (mi manchi moltissimissimo), “c’era un botto di gente” (c’erano molte persone).
 
Cisti = sinonimo di attenzione “fai cisti” (fai attenzione), può anche essere usato come verbo “stai cisti” (stai attento).
 
Bella = espressione originariamente utilizzata come richiamo per una ragazza graziosa “ABBBella!!!” (ehi, bella ragazza!), adesso viene per lo più usata nei saluti convenzionali tra amici “Bella lì” (ciao, com’è?).
 
Socio = soggetto amante del divertimento, non gira mai solo ma sempre in compagnia dei “soci”, amante delle notti brave in discoteca, dei cocktails, dei paninari delle 5 di mattino, delle grigliate semi-devastanti.
 
Buono = di concezione opposta al socio, il buono va a letto presto, la domenica pomeriggio non esce perché deve studiare, non beve alcolici e ama la routine.
 
Infi = aggettivo che delinea tutti quei soggetti che tendono a provarci con le ragazze degli amici. Spesso utilizzato come soprannome.
 
Caldo = sinonimo di capace, bravo, in gamba, viene utilizzato per qualificare colui che è meritevole di stima, rispetto e ammirazione. “è un caldo” (è degno di considerazione).
 
Balengo = insulto semi-serio volto a indicare una persona sciocca o tarda nel comprendere, che ha agito in modo stupido o comunque in modo tale da provocare conseguenze ilari. Insomma, che lo fa o che lo è. 
 
Sbatti = abbreviativo di sbattimento, sbatti è un termine utilizzato per delineare un atto fisico o mentale che provoca affaticamento e prostazione. “Che sbatti” (che fatica). Sperando che ne valga la pena.
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categoria:parole, slang, dizionario, linguaggio, inventare
martedì, 01 aprile 2008
L’anagramma tradizionale sta morendo. Sono i generatori automatici on line che lo stanno uccidendo. Sono quei motori in cui basta inserire alcune parole, una frase, e che in meno di un secondo restituiscono decine di anagrammi. Insignificanti, privi di senso. Anagrammi generati dalla permutazione automatizzata delle lettere inserite, quasi senza logica. Sterili. Vuoti. Freddi, anzi gelidi. Il piacere della scoperta, la soddisfazione di creare qualcosa, sono completamente annullati dalla rapidità e dall’aridità dell’operazione.
 
Quando andavo a scuola io, la maestra ci faceva scrivere alcune parole su una strisciolina di carta. Poi, con le forbici ritagliavamo le lettere, una per una, e iniziavamo a giocare con quei coriandolini, mischiandoli, cercando nuove combinazioni, per ottenere un’altra frase di senso compiuto. Provavamo soddisfazione nell’accostare lentamente le lettere, una per volta, una dietro l’altra, stupendoci ogni volta del risultato. Fare un anagramma era un lavoro lungo. Ma appagante, creativo, emozionante.
 
Per dimostrare la mia tesi, ho preso due frasi. Prima le ho inserite in uno di questi motori per anagrammare; poi ho usato i coriandolini. Il risultato è stupendamente diverso.
 
Pinocchio dice le bugie
 
1: beduino coccigi ehi pel
2: beduino cechi pigli eco
3: beduino cechi pigole ci
4: beduino pieghi ciclo ce
5: beduino pieghi lecco ci
6: beduino pieghi ceci col
 7: beduino pieghi col ce ci
8: beduino colpii gechi ce
9: beduino cechi copi glie
10: beduino cechi col gip ei
 
* O, ci dipinge ciò che è blu *
 “La matematica è un gioco
 
  1: acclamata geme io noi tu 
  2: acclamata geme io nuoti 
  3: acclamata geme io tuoni 
  4: acclamata geme io unito 
  5: acclamata geme noi tuoi 
  6: acclamata gemei io unto 
  7: acclamata gemei no tuoi 
  8: acclamata gemei noi tuo 

 9: acclamata gemute io noi
10: acclimatata geme io uno
 
* E comunica totale magia *
 
 
Bambina
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categoria:parole, linguaggio, giocare, anagrammi, gioco di parole, generatori automatici
lunedì, 31 marzo 2008
Il calembour è un gioco di parole basato su termini di significato diverso che si pronunciano in modo simile. Spesso, per ottenerli, si storpiano detti popolari, modi di dire, frasi famose. Il risultato è spiritoso, divertente o orientato a catturare l’attenzione.
 
Molti linguisti, giornalisti, pubblicitari si cimentano in quest’arte, come A. Bergonzoni, M. Bucchi, M. Chieli, ma non si può non citare il maestro del calembour, Totò:
 La presa della pastiglia
- Chiedo l'annullamento del matrimonio alla Sacra Ruota, anzi per tutte le ruote.
- Non tutti i mali vengono per suocere!
- Sono bello, piaciucchio, ho il mio sex appello.
- Ma cosa credete che io sia qui a parlare con Chicche e Sia?
- Ho in testa una lacuna che al confronto la laguna di Venezia diventa un'inezia lagunare!
- Cristoforo Colombo ebbe i natali a Genova e la Pasqua a Napoli, quindi fu parte genovese e parte...nopeo.
- Sono geloso come un Otello, ma che dico un Otello, come un grand'Otello!
-
 
Il calembour è una delle tecniche più utilizzate anche nella pubblicità:
 
- Esselunga: Re Salamone, Fico della Mirandola, Riccardo Cuor di Melone, TutanPanem, John Lemon, Antonno e Cleopasta, Cristoforo Colomba, Rapanello Sanzio, Ponzio Pelato…
- Alitalia: Vi voliamo bene
- Artesia (linee ferroviarie Italia-Francia): Train d’union
 
Cappelletto Rosso I sette pani Bufala Bill
Fata Zucchina

Per chi vuole divertirsi segnalo questo sito pieno di calembour.

                                                

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categoria:parole, linguaggio, giocare, totò, calembour, gioco di parole
giovedì, 27 marzo 2008
OpLePo e OuLiPo
Rivoluzioni. Per veri cultori.

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martedì, 25 marzo 2008
Cobò

Chicchicchirichi!... Chicchicchirichi!...
"Ecco il dì".
Cantano i galli di Cobò.
Il vecchio Cobò è sul suo letto che muore
fra poche ore.
Povero Cobò! Povero Cobò!
Ciangottano i pappagalli.
Addio Cobò! Addio Cobò!
E le galline:
cocococococococodè:
"oggi è per te"
cocococococococodè:
"Cobò tocca a te".
Le tortore piene di malinconia
si sono radunate in un cantuccio:
glu... glu... glu...
"non ti vedremo più".
I cani si aggirano mesti
con la coda ciondoloni, mugolando:
bau... bau... baubaubò:
"addio papà Cobò".
E i gatti miagolando:
gnai... gnai... gnai... fufù
"Mai... mai... mai più".
E le cornacchie:
gre gre gre gre
"anche a te, anche a te".
Fissando il capezzale
la civetta
veglia e aspetta.
(A. Palazzeschi)
 
sabato, 22 marzo 2008
Baciate, incrociate, alternate, le rime ci accompagnano fin da piccoli nella scoperta delle parole. Le rime ci colpiscono, ci rimangono in testa, risuonano come un ritornello. Le amano tutti, i bambini, i cantanti, i poeti, i pubblicitari. Piacciono perché sono musicali, danno magia al componimento. E permettono una semplice memorizzazione.

“La rima è per il poeta ciò che è l'accordo iniziale nell'arte della musica. È la consonanza dell'armonia; è la parola che richiama il pensiero, è l'espressione musicale dell'idea che chiede assolutamente di esser chiusa ed espressa in quella forma. È qualcosa di oscuro e di inesplicabile che si agita nello spirito e nell'anima, non so se generato dall'una e temprato dall'altro in un ideale crogiolo; è una forza occulta a cui non si può non obbedire. È una voce che parla, una forza che prende e avvince, e a cui bisogna obbedire.” (C. M. Franzero)

illustrazione

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categoria:parole, rime, filastrocche, linguaggio, giocare, franzero
giovedì, 20 marzo 2008
Il metagramma, in inglese word ladder, è un gioco in cui, partendo da una parola prestabilita, si deve arrivare ad un’altra di eguale lunghezza attraverso una serie di cambi di lettera, formando sempre parole di senso compiuto.
 
stregattoEsistono diverse versioni di questo gioco; quella più conosciuta non permette di passare da un singolare a un plurale della stessa parola, né dal maschile al femminile corrispondente. I verbi vanno usati solo all'infinito. Per il resto, tutto è concesso.
 
Pochi sanno che l’inventore fu il matematico e scrittore Lewis Carroll (quello di Alice nel Paese delle Meraviglie), che li battezzò “Doublets”. In uno dei primi metagrammi Carroll chiedeva di “far entrare il maiale (Pig) nel porcile (Sty)”: PIG-WIG-WAG-WAY-SAY-STY. Il gioco sembra facile, ma in realtà non lo è affatto!
 
Da cento a mille: CENTO - CONTO - CONTE - MONTE - MOLTE - MOLLE - MILLE  (citata da Ennio Peres)
Da tutto a nulla: TUTTO - TETTO - DETTO - DETTA - DELTA - DELLA - NELLA - NULLA  (In «lettere e cifre» - lastampa.it)
Da bene a male: BENE - BERE - MERE - MELE - MALE  (In «lettere e cifre» - lastampa.it)
 
Per ulteriori esempi vedi anche qui.
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categoria:parole, linguaggio, giocare, inventare, carroll, gioco di parole, metagrammi, word ladder
mercoledì, 12 marzo 2008
“Le parole sono importanti, se si cambiano le parole si cambia anche il mondo, e poi non si capisce più niente” diceva Mago Linguaggio, protagonista di un racconto che Gino Strada ha scritto insieme a sua figlia Cecilia per insegnare ai bambini il significato di parole come "diritti", "pace", "uguaglianza".
 
Mago LinguaggioNella storia, Mago Linguaggio, arrabbiato con gli uomini perché non rispettavano più il suo lavoro e non utilizzavano nel modo corretto le parole che lui aveva inventato, decide di “scombinare un po' le cose, spostando una sillaba qui, una là, mescolando vocali e consonanti, anagrammando i nomi.” Così gli uomini, confusi dagli alberghi che mutavano in alberi, le macchine che diventavano macchie, le scarpe che nuotavano come carpe, il pane che si trasformava in cane, non ne poterono più e promisero di applicare il giusto significato a tutte le parole.
 
Il racconto nasce dal tentativo di rispondere alla domanda “cosa sono i diritti umani?”. “La definizione del vocabolario è precisa, ma i contenuti reali dei diritti umani sono tutti da definire” sostiene Cecilia Strada. E in effetti trovare una risposta corretta non è affatto semplice, anche perché molto spesso finiamo per mescolare e confondere i diritti con i nostri privilegi, senza più riuscire a distinguerli. 
 
Questo racconto, semplice e nello stesso tempo espressivo, con disinvoltura e sincerità parla ai bambini, ma non solo, parla a tutti quelli che continuano a farsi domande, che amano il profondo significato delle parole. Perché la lingua, bisogna imparare a ad amarla, a coltivarla. E perché le parole hanno una forza immensa.
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categoria:parole, racconto, linguaggio, gino strada