venerdì, 25 aprile 2008

Bene, siamo giunti alla fine. Questo viaggio tra parole, giochi e fantasia sta per concludersi.

E' vero, ci sarebbero ancora molte cose da dire, tanti giochi da fare, mille mondi da scoprire. Ma del resto, questo blog non vuole essere esaustivo, né tantomeno arrivare ad annoiare. I giochi più interessanti li abbiamo affrontati, i libri più significativi li abbiamo citati, possiamo ritenerci soddisfatti. Perché nonostante tutto, di soddisfazioni questo blog me ne ha date. Questi due mesi insieme sono stati faticosi, è vero, ma anche appaganti, creativi e ricchi di stimoli. E mi basta.

Grazie a tutti quelli che mi hanno seguito, letto, apprezzato. Grazie a coloro che hanno lasciato un segno del loro passaggio. Grazie anche a chi mi ha spinto a scrivere. Grazie, e alla prossima.

lumachina

postato da: agapina alle ore 00:59 | Permalink | commenti (3)
categoria:scrivere, fantasia, ringraziamenti, fine, gioco di parole
mercoledì, 16 aprile 2008
I limerick sono particolari componimenti basati sul nonsense. Hanno una struttura fissa, di 5 versi; i primi due e l’ultimo rimano tra loro, e così pure il terzo e il quarto.
 
  • Il primo presenta il protagonista;
  • Il secondo indica una sua qualità, o eventualmente un predicato;
  • Nel terzo e nel quarto si sviluppa l’azione della storia
  • Il quinto riassume il componimento solitamente assegnando al protagonista un epiteto stravagante.

Il più grande autore di limerick è Edward Lear, poeta inglese dell’Ottocento, di cui si possono leggere numerosi esempi ciccando qui.

Gianni Rodari, in Grammatica della fantasia spiega bene come realizzarli. I limerick piacciono molto ai bambini, che li trovano divertenti, e semplici da creare.
                                             
                                          
Una volta un chirurgo di Rapallo
Voleva trapiantare un rene
  a un cavallo,
Però il cavallo reagì,
E in pancia lo colpì
Quel renifico chirurgo di Rapallo 
Un vecchio ciccione di Pinerolo
Era costretto a stare
  da solo,
Perché ovunque andava
Tutto si mangiava
Quel goloso ciccione di Pinerolo
   
postato da: agapina alle ore 15:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, rime, limerick, rodari, gioco di parole, lear
mercoledì, 09 aprile 2008
I disegni non nascono solo da linee continue e punti. Non prendono sempre forma da un uso controllato del colore. Non è sempre necessario un pennello. I disegni possono anche essere poesia. È questo il caso dei calligrammi.
 
Farfalla - scuola franceseI calligrammi sono dei veri e propri componimenti scritti appositamente per formare un disegno che rappresenta il soggetto della poesia stessa. È la forma della scrittura a diventare importante, la presa di coscienza dello spazio sul foglio, il sapere che una parola messa proprio lì, in quella posizione, è indispensabile per l’equilibrio della composizione, per andare a formare quella immagine. Una dopo l’altra le parole prendono forma, facendo parlare gli oggetti.
 
Il termine calligramma venne coniato da Guillaume Apollinaire, poeta francese vissuto tra la fine dell’800 e i primi anni del 900, per indicare un significato intermedio tra calligrafia e ideogramma. I suoi Calligrammes (1908) dimostrano come la struttura grafica assuma davvero un significato centrale, dotato di una propria autonomia. Essi vogliono andare verso una poesia-pittura creata per essere osservata, guardata, apprezzata anche dal punto di vista della rappresentazione, superando i confini della poetica classica fatta per essere letta o ascoltata. 
 

Apollinaire - Poème en forme de Violoncelle

Apollinaire - La colombe poignardée et le jet d'eau

Poème en forme de Violoncelle

 La colombe poignardée et le jet d'eau

 
"Per me - scrisse Apollinaire - un calligramma è un insieme di segno, disegno e pensiero. Esso rappresenta la via più corta per esprimere un concetto in termini materiali e per costringere l'occhio ad accettare una visione globale della parola scritta".
postato da: agapina alle ore 11:12 | Permalink | commenti (4)
categoria:parole, poesie, disegnare, apollinaire, calligrammi, gioco di parole
lunedì, 07 aprile 2008
Brevità è la parola chiave di questi componimenti.
Di origine giapponese, gli haiku condensano infatti, in soli 3 versi (17 sillabe), intensità emotiva e pathos. Rivolti prevalentemente alla natura e alla semplicità, mirano all’essenzialità e richiedono grande sintesi di immagini e pensiero.
 
 
Nuvola scura
Temporale in arrivo
Solitudine
  
Caramelle blu
Le allucinazioni
Vuoto e buio
 
Brezza leggera
Spiaggia affollata
Bagno di sole
                                               
geisha
 
 
postato da: agapina alle ore 19:01 | Permalink | commenti (2)
categoria:poesie, haiku, inventare, gioco di parole
martedì, 01 aprile 2008
L’anagramma tradizionale sta morendo. Sono i generatori automatici on line che lo stanno uccidendo. Sono quei motori in cui basta inserire alcune parole, una frase, e che in meno di un secondo restituiscono decine di anagrammi. Insignificanti, privi di senso. Anagrammi generati dalla permutazione automatizzata delle lettere inserite, quasi senza logica. Sterili. Vuoti. Freddi, anzi gelidi. Il piacere della scoperta, la soddisfazione di creare qualcosa, sono completamente annullati dalla rapidità e dall’aridità dell’operazione.
 
Quando andavo a scuola io, la maestra ci faceva scrivere alcune parole su una strisciolina di carta. Poi, con le forbici ritagliavamo le lettere, una per una, e iniziavamo a giocare con quei coriandolini, mischiandoli, cercando nuove combinazioni, per ottenere un’altra frase di senso compiuto. Provavamo soddisfazione nell’accostare lentamente le lettere, una per volta, una dietro l’altra, stupendoci ogni volta del risultato. Fare un anagramma era un lavoro lungo. Ma appagante, creativo, emozionante.
 
Per dimostrare la mia tesi, ho preso due frasi. Prima le ho inserite in uno di questi motori per anagrammare; poi ho usato i coriandolini. Il risultato è stupendamente diverso.
 
Pinocchio dice le bugie
 
1: beduino coccigi ehi pel
2: beduino cechi pigli eco
3: beduino cechi pigole ci
4: beduino pieghi ciclo ce
5: beduino pieghi lecco ci
6: beduino pieghi ceci col
 7: beduino pieghi col ce ci
8: beduino colpii gechi ce
9: beduino cechi copi glie
10: beduino cechi col gip ei
 
* O, ci dipinge ciò che è blu *
 “La matematica è un gioco
 
  1: acclamata geme io noi tu 
  2: acclamata geme io nuoti 
  3: acclamata geme io tuoni 
  4: acclamata geme io unito 
  5: acclamata geme noi tuoi 
  6: acclamata gemei io unto 
  7: acclamata gemei no tuoi 
  8: acclamata gemei noi tuo 

 9: acclamata gemute io noi
10: acclimatata geme io uno
 
* E comunica totale magia *
 
 
Bambina
postato da: agapina alle ore 23:39 | Permalink | commenti (2)
categoria:parole, linguaggio, giocare, anagrammi, gioco di parole, generatori automatici
lunedì, 31 marzo 2008
Il calembour è un gioco di parole basato su termini di significato diverso che si pronunciano in modo simile. Spesso, per ottenerli, si storpiano detti popolari, modi di dire, frasi famose. Il risultato è spiritoso, divertente o orientato a catturare l’attenzione.
 
Molti linguisti, giornalisti, pubblicitari si cimentano in quest’arte, come A. Bergonzoni, M. Bucchi, M. Chieli, ma non si può non citare il maestro del calembour, Totò:
 La presa della pastiglia
- Chiedo l'annullamento del matrimonio alla Sacra Ruota, anzi per tutte le ruote.
- Non tutti i mali vengono per suocere!
- Sono bello, piaciucchio, ho il mio sex appello.
- Ma cosa credete che io sia qui a parlare con Chicche e Sia?
- Ho in testa una lacuna che al confronto la laguna di Venezia diventa un'inezia lagunare!
- Cristoforo Colombo ebbe i natali a Genova e la Pasqua a Napoli, quindi fu parte genovese e parte...nopeo.
- Sono geloso come un Otello, ma che dico un Otello, come un grand'Otello!
-
 
Il calembour è una delle tecniche più utilizzate anche nella pubblicità:
 
- Esselunga: Re Salamone, Fico della Mirandola, Riccardo Cuor di Melone, TutanPanem, John Lemon, Antonno e Cleopasta, Cristoforo Colomba, Rapanello Sanzio, Ponzio Pelato…
- Alitalia: Vi voliamo bene
- Artesia (linee ferroviarie Italia-Francia): Train d’union
 
Cappelletto Rosso I sette pani Bufala Bill
Fata Zucchina

Per chi vuole divertirsi segnalo questo sito pieno di calembour.

                                                

postato da: agapina alle ore 18:08 | Permalink | commenti
categoria:parole, linguaggio, giocare, totò, calembour, gioco di parole
giovedì, 27 marzo 2008
OpLePo e OuLiPo
Rivoluzioni. Per veri cultori.

postato da: agapina alle ore 18:59 | Permalink | commenti (1)
categoria:linguaggio, oulipo, gioco di parole, oplepo
mercoledì, 26 marzo 2008
La guardava da dietro il vetro del bar. Era tanto piccola! Mentre beveva un tè, leggeva attentamente un libro dalla copertina arancione. Portava la tazza alle labbra, poi giocava con il cucchiaino. Di tanto in tanto guardava i ragazzi vicino a lei, e ricordava i tempi in cui anche lei era lì con gli amici… Finalmente lui entrò.
– Ciao – lei alzò gli occhi.
– E’ tanto che attendo –
– Perdonami. Andiamo? –
Annuì. E andarono via per mano.
 
verso la lunaAnche se ad una prima lettura questo brano sembra normale, nasconde un trucco. Nessuna parola utilizzata, infatti, contiene la lettera s. Un testo in cui, volutamente, viene tralasciata una lettera dell’alfabeto viene detto lipogramma.
 
Georges Perec, poeta francese e membro dell’OuLiPo (Ouvroir de littérature potentielle), è riuscito, seguendo questa logica, a scrivere un romanzo di ben 300 pagine evitando di utilizzare la lettera più frequente in Francia, la E. “La disparition” (1969), viene considerata da alcuni un’opera senza interessi, da altri un’opera geniale.
 
« Un court instant, tout parut s'adoucir. A dix furlongs du galion, Moby Dick glissait, animal divin, paix avant l'ouragan final. Il y avait dans l'air ambiant un parfum saisissant d'absolu, d'infini. Du flot cristallin sourdait, montant, un halo lustral qui donnait à tout un air virginal. Nul bruit, nul courroux. Chacun s'immobilisait, contraignant son inspiration, saisi par la paix qui soudain rayonnait, s'irradiait, alangui par l'amour inouï qui montait du flot calmi, du jour blanchissant. »
(La disparition, G. Perec)
postato da: agapina alle ore 15:57 | Permalink | commenti (2)
categoria:parole, racconto, perec, giocare, gioco di parole, lipogrammi
giovedì, 20 marzo 2008
Il metagramma, in inglese word ladder, è un gioco in cui, partendo da una parola prestabilita, si deve arrivare ad un’altra di eguale lunghezza attraverso una serie di cambi di lettera, formando sempre parole di senso compiuto.
 
stregattoEsistono diverse versioni di questo gioco; quella più conosciuta non permette di passare da un singolare a un plurale della stessa parola, né dal maschile al femminile corrispondente. I verbi vanno usati solo all'infinito. Per il resto, tutto è concesso.
 
Pochi sanno che l’inventore fu il matematico e scrittore Lewis Carroll (quello di Alice nel Paese delle Meraviglie), che li battezzò “Doublets”. In uno dei primi metagrammi Carroll chiedeva di “far entrare il maiale (Pig) nel porcile (Sty)”: PIG-WIG-WAG-WAY-SAY-STY. Il gioco sembra facile, ma in realtà non lo è affatto!
 
Da cento a mille: CENTO - CONTO - CONTE - MONTE - MOLTE - MOLLE - MILLE  (citata da Ennio Peres)
Da tutto a nulla: TUTTO - TETTO - DETTO - DETTA - DELTA - DELLA - NELLA - NULLA  (In «lettere e cifre» - lastampa.it)
Da bene a male: BENE - BERE - MERE - MELE - MALE  (In «lettere e cifre» - lastampa.it)
 
Per ulteriori esempi vedi anche qui.
postato da: agapina alle ore 08:29 | Permalink | commenti (3)
categoria:parole, linguaggio, giocare, inventare, carroll, gioco di parole, metagrammi, word ladder
lunedì, 17 marzo 2008
A tutti è capitato di inventare delle parole. Più semplici, più complesse, basta liberare la fantasia. Io la definirei un’operazione quasi liberatoria, uno sfogo della mente.
 
gigin  cacun  ovido  rapiso  nodotto  lifello  giaculo  trussa 
marisso  buline  gigalla  risetti  ribille  cucetto  sestingo  cude
schivasso  purlissa  sbuttiglio  currigo  misana  righenna  billido 
 

 
Parole nuove

lo conosco un signore
che inventa parole nuove.
Per esempio ha inventato
lo «spennello»
che serve per disfare
un quadro se non è bello.
Ra inventato l'«anticappello»
(per le persone che
non sentono freddo alla testa),
lo «stemporale» e la «stempesta»,
che fanno tornare subito il sole,
e molte altre parole
di grande utilità
in campagna ed in città.
Ora ha in mente di inventare
il verbo «slitigare»,
per dividere i tipi letichini
e trasformare i nemici
in buoni vicini.
Finora quel verbo
gli è venuto maluccio, non funziona.
Ma lui non si sgomenta,
ogni giorno ritenta
e prima o poi di certo troverà
la parola per mettere d'accordo
tutta l'umanità.
(G. Rodari)
postato da: agapina alle ore 18:24 | Permalink | commenti (5)
categoria:parole, fantasia, giocare, inventare, rodari, gioco di parole