sabato, 05 aprile 2008
Esercizio n.18
 
Il dì dell'Ascensione
salivo in ascensor
e per combinazione
trovo il commendator.

Commendator, lei sale?
No, grazie, pepe sol.
Lo sale mi fa male
e l'insalata duol.

S'accomodi in salotto,
cosí le spiegherò
perché non havvi al Lotto
la ruota di Salò.

Se a lei non piace il sale,
né io son salottier:
siederò sulle scale,
da prode condottier.
(G. Rodari)
                                                       

ascensore

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martedì, 25 marzo 2008
Cobò

Chicchicchirichi!... Chicchicchirichi!...
"Ecco il dì".
Cantano i galli di Cobò.
Il vecchio Cobò è sul suo letto che muore
fra poche ore.
Povero Cobò! Povero Cobò!
Ciangottano i pappagalli.
Addio Cobò! Addio Cobò!
E le galline:
cocococococococodè:
"oggi è per te"
cocococococococodè:
"Cobò tocca a te".
Le tortore piene di malinconia
si sono radunate in un cantuccio:
glu... glu... glu...
"non ti vedremo più".
I cani si aggirano mesti
con la coda ciondoloni, mugolando:
bau... bau... baubaubò:
"addio papà Cobò".
E i gatti miagolando:
gnai... gnai... gnai... fufù
"Mai... mai... mai più".
E le cornacchie:
gre gre gre gre
"anche a te, anche a te".
Fissando il capezzale
la civetta
veglia e aspetta.
(A. Palazzeschi)
 
sabato, 22 marzo 2008
Baciate, incrociate, alternate, le rime ci accompagnano fin da piccoli nella scoperta delle parole. Le rime ci colpiscono, ci rimangono in testa, risuonano come un ritornello. Le amano tutti, i bambini, i cantanti, i poeti, i pubblicitari. Piacciono perché sono musicali, danno magia al componimento. E permettono una semplice memorizzazione.

“La rima è per il poeta ciò che è l'accordo iniziale nell'arte della musica. È la consonanza dell'armonia; è la parola che richiama il pensiero, è l'espressione musicale dell'idea che chiede assolutamente di esser chiusa ed espressa in quella forma. È qualcosa di oscuro e di inesplicabile che si agita nello spirito e nell'anima, non so se generato dall'una e temprato dall'altro in un ideale crogiolo; è una forza occulta a cui non si può non obbedire. È una voce che parla, una forza che prende e avvince, e a cui bisogna obbedire.” (C. M. Franzero)

illustrazione

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mercoledì, 05 marzo 2008
L'ago di Garda
 
C’era una volta un lago, e uno scolaro
un po’ somaro, un po’ mago,
con un piccolo apostrofo
lo trasformò in un ago.
«Oh, guarda, guarda –
la gente diceva
- l’ago di Garda! »
«Un ago importante:
è segnato perfino sull’atlante».
«Dicono che è pescoso.
Il fatto è misterioso:
dove staranno i pesci, nella cruna?»
«E dove si specchierà la luna?»
«Sulla punta si pungerà,
si farà male...»
«Ho letto che ci naviga un battello».
«Sarà piuttosto un ditale».
Da tante critiche punto sul vivo
mago distratto cancellò l’errore,
ma lo fece con tanta furia
che, per colmo d’ingiuria,
si rovesciò l’inchiostro
formando un lago nero e senza apostrofo.
(G. Rodari, Filastrocche in cielo e in terra) 

A volte basta un apostrofo per trasformare completamente il significato di un termine, come ad esempio ago e lago, otto e lotto, acero e lacero, oro e loro... Si possono creare, per divertirsi, delle frasi in cui siano presenti tutte e due le parole, una con l’apostrofo, una senza apostrofo.

   Chi s'offre soffre.
   T'assista il tassista.
   E’ d’istinto distinto.
   La distruzione fu d’istruzione:
    non desistere, cerca di esistere.
   E' l'una, sorge la luna
    sulla cresta d'una duna.
   Nel mare lascia l'ascia
    e l'ago nel lago.
   (E. Zamponi, I Draghi locopei)
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