lunedì, 10 marzo 2008
“Direi che lo scioglilingua ha la sua parte di influenza nel mio comporre” ha dichiarato Caparezza in un’intervista, qualche tempo fa. E in effetti, i suoi testi sono ricchi di allitterazioni, doppi sensi, metafore; appaiono come dei veri e propri scioglilingua.
In tutte le sue canzoni troviamo incredibili invettive, rime accattivanti ed efficaci giochi di parole che gli permettono di affrontare con pungente ironia tematiche anche piuttosto impegnative.
Manipolando materiali sonori diversi, sfruttando spiazzanti invenzioni linguistiche e grazie al suo stile vocale inconfondibile, il rapper pugliese riesce sempre ad essere nello stesso tempo irriverente e spudorato, a trattare problemi politici e sociali, e ad esaminare la realtà nei suoi aspetti più critici.
 
Nessuna razza, io non sostengo nessuna razza, vostra altezza, zero sassi contro lapidati della piazza, sul labbro soltanto un po' di amarezza per chi mi ha giudicato con asprezza.
Nessuna razza, ma un posto a sedere in una carrozza che schizza, fango nei sentieri di un bosco che terrorizza, chi è fuori dal branco conosce con fermezza ogni insicurezza.
(Caparezza, Nessuna Razza)
 
Caparezza, dunque, ci offre un ottimo pretesto per parlare di “giochi sonori”, di allitterazioni e scioglilingua.
 
Abbiamo un’allitterazione ogni volta che uno o più fonemi si ripetono uguali in parole successive, o molto vicine. Parlare di parole è un’allitterazione. La p, la r, la l, infatti, si susseguono velocemente una dietro l’altra. Ovviamente, a seconda delle lettere che si ripetono le sensazioni che si creano sono molto diverse.
 
   Di tutto quel cupo tumulto,              
   di tutta quell’aspra bufera,
   non resta che un dolce singulto 
           nell’umida sera. 
   (Pascoli, La mia sera, vv 13-16)  
                                                      
quello spirto guerrier 
ch'entro mi rugge. 
(Foscolo, Alla sera, v 14)
                                                              
Tutti gli scioglilingua si basano sulla ripetizione di suoni simili e vicini.
 
   - Al pozzo dei pazzi una pazza lavava le pezze. Andò un pazzo e buttò
     la pazza con tutte le pezze nel pozzo dei pazzi.
   - Tito, tu m'hai ritinto il tetto, ma non t'intendi tanto di tetti ritinti.
   - Sa chi sa se sa chi sa che se sa non sa se sa, sol chi sa che nulla
     sa ne sa più di chi ne sa.
   - Filastrocca sciogligrovigli con la lingua ti ci impigli ma poi te la
     sgrovigli basta che non te la pigli.
   - Trasiti za Tresa, 'ntrizzatimi a trizza, 'ntrizzatimi a trizza za
     Tresa. (siciliano)
   - Ti che te tachet i tac, tacum i tac!
     Mi che tac i tac, tacà i tac a ti che te tachet i tac?
     Tàchete ti i to tac!
 (milanese)
postato da: agapina alle ore 17:28 | Permalink | commenti (2)
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